Intervista di Isabella Santacroce a Erri De Luca

Erri De Luca si sveglia il mattino alle cinque, io a quell'ora sono entrata da poco nel sonno. La vita che preferisco inizia alle nove e mezzo di sera, quando comincia la notte, quando lui si addormenta. Erri de Luca si sveglia e c'è ancora buio nell'aria, c'è un cielo scuro che deve schiarirsi dopo aver abbandonato le stelle. In quel giorno all'esordio lui inizia a leggere, studia, scrive i suoi libri, così veri e intensi, così lirici e perfetti. Cerco d'immaginare come dev'essere alzarsi senza il sole davanti ed entrare dentro le lettere, sentire l'odore dei fogli di carta, dell'inchiostro che serve a dipingerli con i suoi ricordi. “Tutto quello che mi è capitato l'ho messo per iscritto, ho ficcato tutto là dentro, per me scrivere non è esprimermi ma conficcarmi in un alloggio sempre più stretto. Un raccontarmi a voce spenta la vita intorno”. La vita intorno alla casa di Erri De Luca è piena di piante che cura lui stesso, c'è la campagna e il silenzio, un grosso cane nero di nome Tissi sdraiato sull'erba, un amaca dove si è seduto con il microregistratore addosso per parlare di lui, dei suoi pensieri, di ciò che è successo nella sua esistenza. Avevo pensato a domande, alla loro sequenza, mi sembravano gabbie in cui costringerlo. Allora ho pensato a parole preferendo trovasse lui le domande alle parole che avevo scelto.

Donna

Singolare femminile, la donna, una alla volta. Mi è capitato di amarne una alla volta ma niente meno di questo. Ho bisogno ci sia un innesco di amore, questa fantasia di ammore con due “emme” come si dice a Napoli, non un'attrazione fisica e basta. Donna creatura completamente diversa. Io non ci capisco niente ma non è importante capirsi, solo l'alleanza è importante, la possibilità di stabilire un alleanza tra maschio e femmina. La scena gigantesca dell'imbarco degli animali sull'arca di Noé è un imbarco muto, non ci sono cuccioli, la vita è stata cancellata ancora prima di essere imbarcata, esistono solo esemplari adulti, la coppia maschio-femmina che poi ripopolerà il mondo successivo e che è l'alleanza più forte che esista, più forte di quella tra madre e figli. Due estranei più o meno coetanei che non vengono dalla stessa famiglia, che non si conoscono e che si scelgono stabiliscono alleanza e futuro.

Amore

Ho chiesto a due donne di sposarmi, hanno detto di no ed è stata sicuramente una loro fortuna. L'amore per me è l'innesco per qualunque conoscenza femminile, se non c'è una sola possibilità di amore è difficile che si instauri anche la prima relazione. L'amore è come una spinta di vento. Una volta in Africa ho montato come volontario delle pale a vento, le sistemavamo sopra dei pozzi per tirare su l'acqua. Quelle pale a vento avevano bisogno di un forte vento iniziale per cominciare a girare, così è per me nelle conoscenze, ci vuole un innesco chimico di quella intensità altrimenti non partono.

Sesso

Per molto tempo della mia età ero impresentabile, dunque ne è uscito poco. Fino al settantasei ero militante rivoluzionario a tempo pieno e potevo frequentare solamente quelli che facevano la mia stessa vita, poi dopo sono stato per una ventina d'anni un operaio, un vagabondo a zonzo in giro per posti presi e perduti. Ho avuto poche occasioni. Adesso che faccio lo scrittore va molto meglio, sono molto più richiesto però a me non piace essere richiesto perché faccio lo scrittore, quindi non approfitto delle belle occasioni che mi capitano abbastanza di frequente.

Pornografia

Non mi eccita perché per me l'occhio è un senso minore, a me eccita molto di più un odore, una voce, uno sfioramento di dorso di mano. La riviste pornografiche di belle creature spogliate non mi dicono niente.

Ogni esibizione è pornografica, anche l'esibizione del potere, della ricchezza, della bellezza. Pornografia è Putin a rivendicare l'attacco a Beslan.

Dio

Non posso dare del tu a questa immensità, non la riconosco dentro la mia vita, la riconosco nei libri e anche nella vita degli altri, non posso dire che non esiste, non sono uno che ha escluso l'argomento, lo escludo per me, credo che per gli altri vada benissimo, che possano avere questa notizia e questa frequentazione, io non posso dare il tu a Dio, ne posso parlare in terza persona, come lettore di quelle scritture sacre che è la massima distanza possibile. La terza persona tra la creatura e Dio è la massima distanza possibile.

Credere

Non riesco a credere nemmeno ai miei sensi, di solito mi imbrogliano, non credo in qualcosa, però posso credere a qualcuno. Posso credere al tono di voce di qualcuno, posso credere a una mossa di qualcuno, a una parola giusta, alle persone credo. Credo a qualche poesia magnifica che mi ha fatto vedere la risaputa cosa sotto una luce diversa. Non credo nei poeti ma a qualche loro poesia.

Madre

Ce l'ho, ce l'ho avuta, ce l'ho ancora, certo lei si arrabbia se dico ancora perché sembra che sia a scadenza. C'è mia madre, me ne occupo adesso, però non sono stato un figlio per lei, sono stato un po' un estraneo, uno simile a suo padre o a suo fratello. La cosa più strana che mi ha potuto dire è che lei non si ricorda com'ero da bambino e questo è una cancellazione definitiva dell'infanzia, se non si ricorda tua madre com'eri da bambino non se lo può ricordare nessuno. Sono stato poco figlio, però lei è stata interamente madre, mi ha messo al mondo, mi ha tirato via da tutti i malanni, mi ha nutrito, mi ha addestrato al napoletano, la sua lingua e la mia, la mia prima lingua è il napoletano, è la lingua madre, l'italiano è la lingua di mio padre. Mio padre e mia madre, buon inizio ma poi sono andato via troppo presto, me li sono persi i genitori. A diciassette anni mi sono staccato di forza e di violenza da quel posto dov'ero, da Napoli, con un solo biglietto ho obliterato tutto il tempo passato, la scuola, l'età, il futuro apparecchiato, la famiglia, la città, con un solo colpo ho annullato tutto. Non potevo più stare lì, non volevo più stare lì, qualunque malora mi andava bene tranne quel quarto d'ora di pazienza ogni ora. Io mi chiamo Erri perché ho un'intrusione di sangue americano, mia nonna era americana e io porto il nome di mio zio che era un nome però scritto con le “h” e le “y”, io me li sono tolti questi accidenti dal nome. Me ne sono andato via perché più crescevo dentro quella città più assomigliavo a quelli e quelli erano i marinai della sesta flotta degli stati uniti d'america. Ce n'erano a migliaia a Napoli in quegli anni. Ho avuto un infanzia in cui risalivano i quartieri, la città gli vendeva tutto quello che gli poteva vendere, si riempivano di birra e la sputavano dappertutto, più crescevo e più assomigliavo a loro, fisicamente ero un soldatino americano.

Padre

Scriveva storie molto romanzate piene di avventurieri, eroine, conosceva la storia bene e allora ambientava in epoche storiche queste sue storie. Stanno ancora ammucchiate da qualche parte, non le ha mai lette nessuno, io non le butto ma nemmeno le leggo. Non riesco ad avere a che fare con lui, con la vita di mio padre, non mi sono pacificato con la sua scomparsa, per me è un assenza ingiustificata, non gli ho dato il permesso. L'ho avuto in casa con me l'ultimo anno della sua vita, è morto qui dentro, siamo stati insieme di nuovo per quell'anno, abbiamo fatto una buona coppia per quel periodo. Mio padre era un appassionato lettore, un divoratore, è stato lui a trasmettermi l'amore per i libri, me li ha infilati nei sogni, nel respiro. Siccome ero di carattere chiuso, di poca amicizia con le persone intorno in quella città, il fatto di poter frequentare libri era potermene stare in una zona extraterritoriale. Mi era consentito di isolarmi perché leggevo i libri, magari se mi fossi messo a studiare gli scacchi non mi avrebbero permesso questo isolamento, nei libri ci potevo stare chiuso dentro.

Scrivere

È il modo con cui mi sono tenuto la migliore compagnia fin da ragazzo,

il mio primo racconto l'ho scritto a otto anni, parlava di un salmone che risaliva la corrente. Il mio primo libro “Non ora, non qui” l'ho scritto a Milano, facevo il muratore, il mio tempo di non lavoro lo passavo scrivendo questa storia. Quando è stata pronta l'ho regalata ai miei genitori per Natale, non avevo soldi per altri regali e così gli ho regalato il mio libro. E' rimasto presso di loro per un bel po' di anni e poi la pubblicazione è capitato per caso. Ero a Milano nell'89 per un processo nel quale ero in parte imputato, un pentito mi aveva chiamato dentro per delle attività illegali minori, minori rispetto l'omicidio. Ero ospite di una mia amica che era stata assunta come segretaria da Feltrinelli, io avevo con me il libro e tra una seduta e l'altra lei lo ha preso e portato in casa editrice. Quando mi hanno pubblicato per me non è cambiato niente, ho provato piacere per mio padre perché stava morendo e così lui che mi ha trasmesso l'amore per i libri ha potuto vedere quel libretto, averlo tra le mani.

Ricordi

Mi scordo tutto e quando mi ricordo qualcosa ci scrivo un racconto, quando ho la grazia di trovarmi qualche pezzetto di vita restituito allora sono così contento che lo faccio durare scrivendolo. Io scrivo persone non personaggi, racconto storie che mi sono ricordato all'improvviso. La memoria per me non è un album di fotografie che posso andare a consultare, è come un ghiacciaio dove finiscono corpi interi, ogni tanto il ghiacciaio si ritira e ti sputa fuori una reliquia, un pezzetto, un osso, un oggetto e io sono contento di quella ritirata, di quel residuo che mi ha mandato.

Premi letterari

Non partecipo a nessuno perché non li desidero, poi perché i premi letterari sono un gioco di appartenenza a una società letteraria a cui non voglio partecipare e questo mi ha permesso di non vincere nessun premio letterario in Italia. All'estero si, ma lì non ho giurisdizione, qui invece posso dire all'editore di non spedire il libro alle giurie e questo basta per non vincerne nessuno, perché in Italia si premiano soltanto i concorrenti, quelli che mandano dei libri attraverso le case editrici.

Critici letterari

C'è un solo critico letterario degno di questo nome, si chiama Giuseppe Bonura e scrive per l'Avvenire. E' un lettore e un critico definitivo, un suo parere è legge per me, non ha nessuna soggezione nei confronti di nessun potere letterario, di nessuna casa editrice, ogni tanto qualcuno non asservito ci sarà, uno c'è, lui. I peggiori sono tutti quelli che consigliano dei libri ai quali non credono, solamente per convenienza, perché magari fanno parte di qualche meccanismo di questi che si scambiano i favori tra giurati letterati, premi, case editrici e compagnia bella. I peggiori sono quelli che lo fanno loscamente per interessi privati.

Libri

Mi fanno piacere i più clamorosi successi letterari perché questo è un paese che non compra libri e allora mi piace sapere che si vende un milione di copie anche di una qualunque schifezza. Mi piace sapere che quell'oggetto, quel parallelepipedo finisce dentro case di persone che non ne hanno mai ospitato uno o detenuto uno quasi fosse un' arma impropria.

Poesia

Siamo a Leningrado negli anni 50, in fila fuori uno dei carceri di Leningrado c'è Anna Achmatova, una poeta russa, sta lì perché ha dentro il figlio. E' riconosciuta nella fila, qualcuno la riconosce, bisogna immaginare anche che per i popoli slavi i poeti e la poesia sono persone e parole importanti, li conoscono, conoscono la poesia e l'apprezzano, conoscono i poeti. Viene riconosciuta una poeta cosa che da noi non succederebbe nemmeno per sbaglio. Una donna che una volta aveva avuto una faccia, chissà che faccia aveva quella faccia cancellata dalla sofferenza, si voltò verso Anna Achmatova e le chiese “voi questo potete descriverlo?”, Anna rispose “posso”. Per questa risposta, per questa responsabilità, la poesia è il formato di combattimento della letteratura per me.

Rivolta

La conosco, l'ho vista, l'ho praticata, ho conosciuto la mia quella degli altri, ho conosciuto le rivolte di altri popoli e di altri continenti. Negli anni settanta noi di lotta continua eravamo la più forte sinistra rivoluzionaria d'Europa e a fianco a noi c'era il più forte partito comunista d'Europa, quindi tutti i rivoluzionari del mondo ci finivano tra le braccia, passavano da noi. Ho conosciuto la rivolta mia e quella degli altri in quegli anni in cui quelle rivolte cambiavano i connotati al mondo. La rivolta è durata per me a lungo, non me la sarei inventata se non ci fosse stata quella generazione che ho conosciuto per strada, era lì, era presente, apparteneva alle possibilità di quel tempo e di quella generazione. L'ho trovata e l'ho seguita fino a quando non si è consumata, fino a quando non è marcita. Le rivolte possono perdere e possono marcire. Noi delle rivolte di quegli anni siamo stati la generazione politica più imprigionata della storia d'Italia, molto di più di quella del ventennio fascista per intenderci. La rivolta è stata anche questa conseguenza, una demolizione di vite e di una generazione politica.

Vergogna

È un sentimento politico, provare vergogna ti costringe a rispondere, a togliertela, a reagire. E' molto più politico di quello di collera, puoi avere collera per una circostanza politica, per un' offesa subita, puoi avere collera per Genova e la caserma Diaz ma poi ti passa, ma avere vergogna di qualcosa che riguarda te il tuo paese quello non ti passa, quello ti costringe a rispondere. Mi sono trovato a provare vergogna quando il mio paese bombardava la Yugoslavia nel 99. Ho provato una vergogna insopportabile e l'unico modo per grattarmi questa rogna è stato quello di chiedere il permesso di andare dall'altra parte, di condividere un po' della penitenza di quel popolo, di stare a Belgrado. La vergogna è un sentimento che ti spinge fuori di casa, non te lo puoi tenere, è insopportabile per questo io lo considero un sentimento politico, un sentimento che ti fa rispondere per forza.

Morte

Un bel congedo, un congedo definitivo, quando mi è capitato di avercela addosso mi sono rifiutato, ho reagito forte contro. Mi è capitato di cavarmela molte volte, ero sempre contrario, a freddo non sono contrario e penso che in qualsiasi momento arrivi io sono in pace con quello che potevo combinare e quindi va bene così.

Paura

Le paure sono delle emozioni forti, sono delle emozioni che non durano sempre, non sono sempre pronte, non sono energie rinnovabili, le paure mi si sono estinte.

Commuoversi

Mi commuovo anche artificialmente se vedo una scena di amore in televisione o al cinema, mi commuovo non solo se succede una disgrazia, mi commuove l'improvvisa gioia di un atleta che ha vinto qualcosa, sono emotivo, mi emoziona la bellezza, mi piace che ci sia.

Bellezza

La bellezza è la quantità di meraviglia e di stupore che sta sparsa nel mondo, la quantità di bellezza che abbiamo intorno, che sta dentro ciascuno di noi, è la nostra sostanza, è la sostanza della vita. Siamo visitati continuamente dalla bellezza, dal risveglio al rumore del corpo che viaggia indipendentemente da noi, cammina da solo.

Corpo

È misterioso, le capacità che possiede uno pensa di poterle esercitare, allenare, ma la verità è che è un attrezzo che ci è stato spedito da migliaia di generazioni che lo hanno reso così resistente, così versatile. Ha un'intelligenza fisica il corpo, più lo sperimenti più vedi che possiede dei margini misteriosi di adattamento, di miglioramento. E' una bestia antica, molto più antica di noi. Io mi ci trovo bene, ho un buon regime di consumo e di rinnovo di energie. Ho scoperto che le energie per rinnovarsi le devi consumare completamente, tutte le volte che ti sei risparmiato, che hai conservato un po' di energie, quella volta lì hai guastato il loro rinnovo. Si rinnovano solo le energie interamente spese.

Roccia

Sono uno scalatore assiduo, mi piace, la mia manutenzione fisica dipende da questo, mi adeguo fisicamente ad essere leggero e robusto dove serve, spesso scalo anche a piedi nudi.

Dolore

Provo dolore quando mi immedesimo in quello degli altri, io di mio non ho dolori, ma quando improvvisamente si forma dentro di me un pezzetto di un dolore fisico o pena di un altro, ecco allora in quel momento lì mi si contraggono i nervi, avviene dentro di me la rappresentazione in piccoli dosi di un dolore altrui.

Specchi

Non mi piace specchiarmi, mi scanso, non mi piace guardarmi. Forse non mi riconosco, forse non mi piaccio perché altrimenti non mi sposterei così. Superstiziosamente non mi voglio guardare, mi faccio la barba da molti anni senza specchio, non uso nemmeno il sapone per non dover vedere se rimangono tracce, me la faccio sul lavandino della cucina. Non mi sono frequentato tanto.

Mondanità

La sera in televisione guardo i notiziari, i film non riesco a finirli, mi addormento, conosco solo i primi tempi. Sono stato invitato un paio di anni fa come giurato al festival di Cannes e tranne la sera della prima e quella di chiusura mi sono fatto strettamente i fatti miei, tranne le due serate obbligatorie sono stato 15 giorni a scalare e alle nove e mezzo andavo a dormire. Faccio un po' schifo come mondano.

Solitudine

Magnificamente, mi sento una folla dentro, non sono mai da solo, c'è sempre qualcuno che mi viene in visita da fuori, da lontano, da dentro.

Tra gli altri mi sento di passaggio, solo visite brevi, mi sento come in visita, ho il sentimento dell'ospite. Durante gli anni della mia vita operaia sono stato spesso ospite in casa di amici e avevo questo sentimento acutissimo di come togliere il disturbo prima di dare fastidio, così è tra gli altri. Se sono con qualcuno mi sento volentieri in compagnia, se non c'è nessuno non mi sento solo. Sento solo le presenze, non le mancanze. Ho sempre un ronzio in testa, qualche storia, qualche racconto, qualche voce. Quel bel titolo di un libro di Hrabal, “Una solitudine molto rumorosa”, ecco, la mia è una solitudine così.

 

Intervista pubblicata sulla rivista LUNA (estate 2005) - Foto : Rosangela Betti